Nuovi professionisti dell’innovazione

Al via il corso Design Driven Strategies, promosso nell’ambito del progetto europeo OD&M, per cui sono stati selezionati 30 partecipanti

E’ partito il corso di perfezionamento Design Driven Strategies, che accompagna studenti e professionisti di vari settori alla scoperta di modelli di pensiero e strumenti pratici per progettare l’innovazione.

Chi vuol essere designer oggi – afferma Marco Tognetti durante il Talk che si è tenuto ad Impact Hub Firenze venerdì 30 novembre – deve saper essere interprete di significati e non solo saper progettare un prodotto/servizio. L’approccio Design Driven all’innovazione richiede di saper cambiare radicalmente il significato delle cose, pur aggregando tecnologie esistenti”.

Il talk di Marco Tognetti ha segnato l’apertura ufficiale del corso Design Driven Strategies organizzato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze insieme a LAMA e al Centro Sperimentale del Mobile. Tra i 30 partecipanti ci sono laureati di diversi indirizzi e provenienti da varie facoltà, oltre che da Paesi stranieri. A questi si sommano alcuni professionisti che hanno visto nel corso l’opportunità di apprendere strumenti e pratiche utili al proprio lavoro.

Anche nella seconda giornata, quella di sabato 1 dicembre, si sono affrontati i macro temi legati alla Quarta Rivoluzione Industriale, coinvolgendo esperti dal mondo accademico (prof. Mauro Lombardi) e dell’impresa sociale (Flaviano Zandonai), che ci hanno aiutato a mettere a fuoco i meccanismi tipici della sharing economy e i trend economico sociali dell’era digitale.

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Design Driven Strategies- strumenti innovativi per affrontare la complessità

Il 30 novembre inizia il corso di perfezionamento “Design Driven Strategies”, organizzato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze insieme al Centro Sperimentale del Mobile (CSM) e a LAMA. Qui diamo la parola a Laura Martelloni, Coordinatrice della nostra Unit Ricerca e Innovazione, per capire meglio quali sono le opportunità offerte dal corso, e le sue caratteristiche innovative.

1. La parola “Design” è ormai sulla bocca di tutti, ma il suo significato può variare molto a seconda dell’ambito di applicazione: cosa si intende per “Design Driven Strategies”?

Il pensiero alla base di questo corso sta nel prendere atto che chi oggi progetta, che siano prodotti, servizi, esperienze, lo fa all’interno di un sistema sempre più complesso, interconnesso e soprattutto incerto.
Si delinea quindi la necessità di un nuovo set di conoscenze e competenze, che a loro volta hanno bisogno di ambienti di apprendimento nuovi, in grado di andare oltre la formazione ‘in silo’. Con questo corso si va verso la formazione di capacità e competenze sistemiche, utili a lavorare nella complessità, e riconoscendo che la complessità ha bisogno di essere analizzata da diversi punti di vista.
Il designer del ventunesimo secolo dovrà sempre più avvalersi di un mix tra competenze “hard” e “soft”: è per questo che vogliamo formare designer in grado di far dialogare diverse discipline e coinvolgere diverse comunità, per trovare nuove risposte all’interno di un contesto che cambia rapidamente, e che continuamente ci costringe a cambiare modelli e schemi di riferimento. In altre parole, le trasformazioni economiche e sociali in atto ci spingono a pensare a figure di progettista che ci aiutano a creare ibridi tra prodotti, esperienze, servizi.

2. Il corso è organizzato attorno a metodi didattici innovativi: puoi descriverli?
Il metodo formativo ha tre caratteristiche portanti: è esperienziale, distribuito, collaborativo.
Esperienziale significa che ci basiamo su sfide reali attorno alle quali gli studenti vivranno un’esperienza di apprendimento. Vorremmo provare a sfidare la cultura tradizionali dei ‘learning outcomes’ e dei KPIs (Key Performance Indicators), per concentrarci invece sul processo come esperienza di apprendimento aperta e non necessariamente predefinita. Nel corso, attraverso vari momenti di peer review, proveremo a capire insieme cosa stiamo imparando, considerando la pluralità del contesto in cui si impara come principio guida della valutazione. In questo senso, l’auto-valutazione, la valutazione fra pari e la valutazione più tradizionale giocheranno tutte un ruolo importante.
Distribuito, per quanto riguarda la decentralizzazione del metodo. Le persone impareranno non solo durante le lezioni più tradizionali, ma soprattutto attraverso le esperienze che vivranno e le persone con cui verranno in contatto durante tutto il processo. Vogliamo stimolare il fatto che gli studenti possano approfondire i contenuti sia in team che in maniera indipendente, per interesse, ma anche per piacere. E’ in questo senso che utilizziamo i principi e gli approcci delle comunità di pratica, ossia per stimolare la creazione di una community di learners che si attiva e opera anche attraverso dinamiche di auto-regolazione e auto-organizzazione.
Collaborativo, poiché tutto il lavoro è fatto in team, e perché l’obiettivo ultimo è quello di costruire Comunità di pratica fluide, che collaborano, sperimentano e apprendono anche in maniera libera.
Infine, vorrei sottolineare come anche il riconoscimento delle competenze avviene attraverso un metodo innovativo che permetterà la costruzione di portfolio digitali in grado di leggere l’intero set hard e soft delle competenze acquisite attraverso il percorso.

3. Qual’è il valore aggiunto di organizzare un percorso formativo che abbia luogo non solo nelle aule universitarie? E quali le sfide legate a questo approccio?
La scelta viene da altri percorsi formativi portati avanti con le scuole superiori, in altri progetti come ad esempio Sistema Quartiere 5. Quando si esce dai luoghi destinati a determinate funzioni, è possibile osservarli dall’esterno, attivando modalità di apprendimento nuove. Da questo punto di vista unire Impact Hub Firenze, l’Università di Firenze ed un ecosistema di imprese del territorio è un’opportunità per gli studenti per transitare nei diversi luoghi della vita, provando a riconnettere significati e azioni che spesso viviamo in maniera discontinua e frammentata. E’ un tentativo di legare i contesti di apprendimento formali, non formali e informali in un quadro di senso unico, capendo come ciascuno di questi contesti può apportare valore in un’esperienza di formazione.

4. Le tematiche trattate dal corso sembrano essere assolutamente “di frontiera”. Quali stimoli ed esperienze hanno spinto ad immaginare un corso che affronti gli scenari di innovazione e sviluppo futuri?
In questo corso stiamo proponendo quello che di più interessante abbiamo intercettato lavorando come consulenti, facendo ricerca sull’innovazione a tutto tondo ed avendo spesso la possibilità di lavorare a livello internazionale.
Oltre all’innovazione nei metodi, affronteremo tematiche a noi care: sharing economy, economia di piattaforma, quarta rivoluzione industriale, economia circolare. C’è poi un tema di approccio, utilizzare il design sistemico come strumento per rispondere a sfide di innovazione complesse.
Il corso è pensato per innovatori sociali come noi, ma crediamo che sia interessante per chiunque stia affrontando sfide simili.

5. Il corso è organizzato nell’ambito del programma Europeo Erasmus , Knowledge Alliances. Quali sono le motivazioni ed il valore aggiunto del lavorare in parallelo con altre università (a Londra, Bilbao Dabrowa Gornicza, ndr)?
Le motivazioni sono molteplici: lo stimolo all’ascolto, lo scambio di pratiche, l’opportunità di imparare come gli altri fanno le cose.
Il progetto stesso è per noi una palestra per lavorare nella complessità: quando lavori in contemporanea con quattro paesi, dieci partner, i relativi team, che a loro volta sono composti da persone che svolgono funzioni molto diverse, si fa parte di un grande ingranaggio. Da questo punto di vista, credo che programmi come Erasmus abbiano un grande valore aggiunto non solo nel sostenere l’innovazione della formazione – oggi un bisogno urgente davanti alle grandi trasformazioni della quarta rivoluzione industriale -, ma anche per avvicinare l’Europa.

6. Infine, chi pensate siano le persone adatte a partecipare al corso? E per quali motivi?
Il corso è rivolto a chiunque abbia a che fare con la progettazione di prodotti e servizi, interessandosi delle loro ricadute sociali ed ambientali. Personalmente, mi auguro che questo percorso sia partecipato da progettisti e designer nell’ambito sociale. Credo che in questi ambiti la sfida dal punto di vista delle conoscenze e delle competenze sia ancora non raccolta. Quindi il corso potrebbe essere un’opportunità anche per i progettisti del terzo settore per provare a cambiare radicalmente il modo in cui guardano alla progettazione dei propri servizi.

Scarica qui la brochure del corso.
https://odmplatform.eu/